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martedì 29 luglio 2014

Bali: tra surfisti e locali alla moda

Il tour dei templi si rivelò abbastanza stancante, Cary Grant mi rimproverava di non essere ancora stato su una barca, un gozzo, una zattera, insomma qualsiasi cosa che potesse galleggiare sul mare – eh sì, in un’altra vita deve essere stato un marinaio, poiché adora vivere il mare dal mare – così decidiamo di visitare Nusa Lembongan, un vero paradiso per surfisti. Questa piccola isola offre tutto quello che i visitatori di Bali sognano: chioschi semplici in spiaggia, birre a poco prezzo, possibilità di fare surf ininterrottamente e passeggiate al chiaro di luna.

martedì 22 luglio 2014

Bali: tra tradizione e cultura

Bali è una meta che molti di noi sognano di visitare almeno una volta nella vita

E’ una piccola finestra sull’Australia. Un paradiso per surfisti e avventurieri amanti del trekking sui vulcani, ma anche per fashion blogger appassionate di ristoranti e locali sfarzosi. E’ un concentrato di induismo e danze popolari. Un mix di risaie e acque termali. Templi semplici e resort a cinque stelle extralusso.


giovedì 16 maggio 2013

Che tipo di viaggiatore sono??? Mmm...




Qualche giorno fa leggevo questo articolo su Non Solo Turisti che mi ha incuriosita. Se dovessi dare una definizione di me come viaggiatrice, non saprei quale scegliere, perchè i miei spostamenti ricercano introspezione, ma anche socio-dinamismo, avventura ma anche organizzazione. Se chiedessi a Cary Grant lui direbbe che io sono una programmatrice-convulsiva-chevuolefaretremilacose (ansia woman!). Io obietterei che dietro tutto questo programmare c’è feeling col territorio, ricerca di relax e divertimento. 
Secondo me, l’atteggiamento del viaggiatore dipende dal tipo di viaggio, perciò è difficile scegliere una sola definizione - anche se c’è sempre una caratteristica che prevale sulle altre (credo).
Non so quanto tempo impiegate per pianificare i vostri viaggi, le vostre ferie, se giorni o settimane, ma… Avete la costanza di organizzare un viaggio con mesi e mesi di anticipo, collezionando ricerche, curiosità, monitorando prezzi di biglietti e di case in affitto, come la sottoscritta?
Lo so, lo so, nel vocabolario della lingua italiana questo comportamento si trova sotto la voce “esagerazione” (ansia woman in action!), ma la pianificazione dei viaggi per me è una fase importantissima, quasi quanto il viaggio stesso anche perché galvanizza di brutto. I miei viaggi sono frutto di esperienze sensoriali, stati d’animo, feeling verso un determinato posto.
Inoltre dovendo contare su un numero limitato di giorni a disposizione, occorre organizzarsi per ottimizzare i tempi. Ahhh quanto mi piacerebbe poter programmare un viaggio conoscendo solo la data di partenza e non quella di ritorno, ma a chi non piacerebbe?

giovedì 7 marzo 2013

'Na Tazzulella e Cafè


Sono sveglia da più di nove ore e non ho ancora preso una tazzina di caffè.
Un record!
Eppure sono ancora in  piedi, in connessione col mondo, riesco a ricordare ancora il mio nome e l’ultima volta che sono andata dal parrucchiere. Sono viva! Non sono stata ancora sopraffatta dalla potenza annientatrice di una giornata senza caffè!
Di solito a quest’ora ne ho già ingurgitati quattro o cinque, ma oggi proprio non ne voglio sapere di  prendere la moca, riempirla d’acqua, farci scivolare svariate cucchiaiate di macinato, chiudere e mettere il tutto sul fornello. Eppure (da tipica campana, se volete napoletana o comunque terrona quale sono) il caffè è una tappa obbligatoria della mia quotidianità , un rito propiziatorio immancabile, qualcosa di sacro come la domenica a messa, la pizza con la mozzarella, il casatiello a Pasqua e il ragù che cuoce dalle 5 del mattino.
Nel corso degli anni ho scoperto che la pausa caffè non è un qualcosa che accomuna soltanto noi italiani (o meglio Noi-Del-Sud) ma anche gli americani, i brasiliani, gli orientali… Certo, ognuno lo beve a modo suo: gli americani chiamano caffè quell’intruglio simil-brodo color testa di moro erogato da Starbucks e trovano troppo forte quello ristretto napoletano. Ma qui viene il bello: avreste mai pensato che un animaletto a metà tra il procione e lo scoiattolo potesse defecare il caffè più costoso al mondo? Avete sentito bene, ho detto proprio de-fe-ca-re.







Due anni fa, durante un bellissimo viaggio in Indonesia, io e il mio Cary Grant abbiamo visitato un luogo dove si coltivavano diversi tipi di spezie, arachidi, frutti tropicali e dove si produceva/allevava il Kopi Luwak. Questo nome deriva dal composto Kopi, che in indonesiano significa caffè, e Luwak che è il nome di questa specie di marmotta con la cagarella. Questo animaletto, che normalmente si nutre di insetti, piccoli roditori, nidi di uccelli e uova, ingurgita anche delle bacche da caffè, le quali però non riescono ad essere digerite dall’organismo del roditore, per cui vengono espulse attraverso le feci. La particolarità è che gli enzimi del Luwak riescono a rompere solo la parte superiore del guscio, eliminando il retrogusto amaro e conferendo quel tipico sapore dolce che lo ha reso famoso in tutto il mondo. Che storia eh?






Facendo una breve googolata ho scoperto che la quotazione attuale di Kopi Luwak è pari a 133 dollari all’etto e che berne una tazza in Australia costa fino a 48 dollari.
Io e Cary Grant abbiamo fatto un breve assaggio di tutti i vari caffè prodotti sull’isola di Bali e devo dire che il Kopi Luwak non era per niente male.  
Però devo essere sincera, il caffè di casa mia resta sempre il mio preferito. Anzi, a furia di parlarne, mi è venuta troppa voglia: è giunto proprio il momento di prepararmene una bella tazzulella. 
Vi auguro un buon pomeriggio ;)
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