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martedì 29 luglio 2014

Bali: tra surfisti e locali alla moda

Il tour dei templi si rivelò abbastanza stancante, Cary Grant mi rimproverava di non essere ancora stato su una barca, un gozzo, una zattera, insomma qualsiasi cosa che potesse galleggiare sul mare – eh sì, in un’altra vita deve essere stato un marinaio, poiché adora vivere il mare dal mare – così decidiamo di visitare Nusa Lembongan, un vero paradiso per surfisti. Questa piccola isola offre tutto quello che i visitatori di Bali sognano: chioschi semplici in spiaggia, birre a poco prezzo, possibilità di fare surf ininterrottamente e passeggiate al chiaro di luna.

martedì 22 luglio 2014

Bali: tra tradizione e cultura

Bali è una meta che molti di noi sognano di visitare almeno una volta nella vita

E’ una piccola finestra sull’Australia. Un paradiso per surfisti e avventurieri amanti del trekking sui vulcani, ma anche per fashion blogger appassionate di ristoranti e locali sfarzosi. E’ un concentrato di induismo e danze popolari. Un mix di risaie e acque termali. Templi semplici e resort a cinque stelle extralusso.


giovedì 10 luglio 2014

I lidi TOP del Salento Ionico

Mojito, Capiroska, Coronita e Aperol Spritz. Caraffe colme di ghiaccio e cannucce giganti verde, giallo e fuxia FLUO. Tanga, brasiliano, triangolino e trikini. I must dell’estate 2014? No, non sto dettando la moda di Formentera 2014, non sto nemmeno facendo un reportage sulle tendenze mare per Marie Claire o Vanity Fair. Sto immortalando in poche righe quella che potrebbe essere una fotografia delle spiagge più cool del Salento.

Che sia costa Ionica o costa Adriatica, il Salento è famoso per gli stabilimenti balneari più fashion d’Italia e oserei anche del mondo. Nulla da invidiare al Paradise Beach di Mikonos o al AmorIodio di Formentera, poiché le location sono esclusivissime e le acque davvero bellissime. Il Coco Loco di Torre San Giovanni, il Samsara di Gallipoli o il Tabù di PortoCesareo sono solo alcuni esempi di come passare una giornata all’insegna del sole, relax e divertimento con un mare fantastico.


Lido Coco Loco - Torre San Giovanni 

giovedì 26 giugno 2014

Calabria da A.MARE

Quando frequenti un luogo per più di due anni hai il bar di fiducia, la gelateria dove incontri gli amici, il negozio che vende le tue t-shirt preferite... Ti senti un po’ a casa, anche se casa è lontana centinaia di kilometri.

Quando ci sono quelle persone che conosci da poco, ma che ti sembra di conoscere da tanto, quando vai a casa loro e ti senti talmente a tuo agio che quasi dimentichi di dover prendere il treno per rientrare, ti senti un po’  a casa.

Due anni sono tanti. Le risate sono come ciliegine in una macedonia di dialetti sciolti in un unico idioma. Le esperienze vissute assieme sono gusti di un unico gelato, tutti diversi, tutti colorati, ma buoni e freschi. I visi, i sorrisi, le smorfie, le urla sono indelebili come francobolli su lettere spedite anni fa.

Kiters a Gizzeria Lido

Avevo sentito tanto parlare della Calabria, nel bene e nel male e, grazie ai tanti amici conosciuti in questi due anni, ho scoperto posti fantastici: Amantea, Scilla, Soverato, Caminia, Pietragrande, Crotone, Pizzo Calabro…  Avrei potuto scoprirne altri, se avessi avuto più tempo, se non mi fossi ritagliata solo pochi giorni a settimana per apprezzare questa regione.






Pietragrande

Pizzo Calabro
E ho capito che questa terra, con le sue mille sfaccettature e i suoi mille risvolti, è una degna cugina della mia Campania, per le fragilità e le incertezze tipiche delle regioni del sud.
Un odi et amo che non presenta sfumature di grigio. Lunghe distese di costa non edificata, macchie incolte che si perdono all’orizzonte... Ma anche virtù culinarie piccanti, acque cristalline, rovine archeologiche, terrazze sul mare. Insomma, terreno fertile per vacanze rilassanti, dove poter associare le terme al mare, la cultura alla montagna e soprattutto dove assaggiare tante prelibatezze - nella mia top ten culinaria ci saranno sempre i gelati di Pizzo Calabro e le cipolle di Tropea -

Capo Vaticano e Tropea sono belle come paesi tropicali; San Nicola Arcella è dolce come un piccolo presepe arroccato; Caporizzuto e Le Castella uniche nel loro genere ma anche Diamante, Briatico, Sibari, Schiavonea... Potrei continuare all'infinito, elencare qualche paese dell'entroterra partendo dalla grande Cosenza alla piccola Cortale e non farei giustizia alle altre.

Tropea

Pizzo Calabro 

Tramonto a Falerna Marina

Andare via da questi posti, da questi volti, è un po’ come lasciare una parte di sé in un angolo remoto di casa, un angolo poco frequentato, chiuso a chiave, dove rifugiarsi dal quotidiano. Un cassetto da aprire quando si ha nostalgia.

Ringrazio tutti per il prezioso tempo vissuto assieme.

A presto, ne sono sicura.

martedì 10 giugno 2014

#Cilento: Agnone Marina

La prima volta ad Agnone eravamo solo io e Cary Grant. Era l’estate scorsa e noi eravamo a bordo della nostra Fiat 500 col tettuccio aperto, senza una meta precisa. Girovagavamo all’avanscoperta dei diversi paesaggi cilentani: prima San Mauro Cilento, poi Acciaroli, quindi Agnone. Alloggiavamo in un semplice b&b circondati da stelle e cicale. Non avevamo ancora idea che di lì ad un anno ci saremmo tornati in 3 a bordo di una macchina familiare, con tanto di sediolino porta bebè, ma con la stessa voglia di esplorare e scoprire.




La vita cambia, l’importante è preservare sempre due cose: le proprie radici, per non dimenticare mai da dove si viene, e i propri sogni, per ricordare sempre dove si vuole andare (e questa cosa qui non l’ho copiata da nessuna parte: è il frutto della mia piccola e semplice esperienza di vita).

venerdì 30 maggio 2014

Nu juorno buono: Vietri sul mare

Hai presente quei giorni in cui ti alzi e scruti dalla finestra quei raggi di sole che ti fanno venir voglia di camminare scalzo sulla spiaggia, con la sabbia che si infila tra le pieghe dei jeans a il vento che scompiglia i capelli?
Quei giorni in cui è d’obbligo un bel piatto di ravioli con ricotta fresca e un tiramisù scomposto all’aria aperta?

Quei giorni in cui come sarebbe bello portare la piccola in riva a respirare aria pura mista a iodio e canti di gabbiani?




“E’ nù juorno buono.
Stammatin m’a scetat ‘o sol,
l’addore rò cafè,
o stereo pp’è canzon”

martedì 4 marzo 2014

Capri: Let's Celebrate!

Pensare a Capri è un po’ come ricordarsi dell’estate, dei cappellini di paglia, vestitini in Sangallo bianco e infradito gioiello. E’ profumo di ginestre e sole che scotta sulle spalle. Calore, emozione e ciuffi ribelli al sole.
Difficile risulterebbe pensare a Capri con uno sfondo che non si colora di tramonti di fuoco, ma di brezza fredda e vento che arrossa  nasi e screpola lievemente mani. 
Pensare a Capri d’inverno, insomma.
Il panorama è intonso, non vi è cambiamento; ci sono meno limoni e meno fiori paesaggistici, ma l’isola ha lo stesso fascino di sempre, la stessa eleganza senza tempo e la stessa vita dell’estate.









Passare il Capodanno a Capri è un must per molti giovani napoletani, così io, Cary Grant e un bel gruppo di amici ci siamo recati su questa splendida isola per trascorrere le ultime ore del 2013 e gustare le prime albe del 2014. Il profumo degli scialatielli allo scoglio e della frittura di paranza (classico menu festivo) permeava i nostri nasi e le delizie al limone e le torte capresi apparivano come opere d’arte ai nostri occhi.
Nonostante le innumerevoli prelibatezze offerte dai ristoranti della zona, abbiamo preferito riunirci in casa di amici per preparare un bel cenone, in compagnia di canzoni, balli, fuochi d’artificio stellari e sane risate mediterranee. 






Dopo la mezzanotte ci siamo diretti in piazzetta per la festa di Capri Watch in compagnia di ospiti importanti e dj di fama mondiale. Le luci della piazzetta e in generale di tutta l’isola erano studiate alla meglio, nulla era lasciato al caso. 








Simpatiche adolescenti sgambettavano in vestiti di paillettes e tacchi altissimi, signore in pelliccia brindavano in compagnia dei rispettivi mariti, fiumi di turisti per lo più provenienti dai paesi dell’Est e del Medio Oriente scattavano foto e si dimenavano in balli improbabili rapiti dall’euforia della festa. Il #selfie era d’obbligo per gran parte di loro.
Tantissimi locali organizzavano feste per l’occasione e tutti i bar erano aperti per concedere l’ennesimo brindisi . Peccato che il giorno dopo gran parte di questi era chiuso, quindi risultava difficile anche gustare un semplice caffè rigenerante.

Per me Capri è un po’ come Parigi: non è mai sufficiente il tempo che vi trascorri, poichè è sempre un piacere per gli occhi e per l’anima.
Il mio verdetto è: sì, assolutamente sì, d’estate così come d’inverno.
Se avete richieste su ristoranti, alberghi, b&b, info su spostamenti per i vostri soggiorni capresi, non esitate a contattarmi (delpreteassia@gmail.com).


A presto!

lunedì 22 luglio 2013

Maldive - Lost in Paradise part 2

Questa è sicuramente una delle estati più belle della mia vita.
Il suo arrivo non è stato impetuoso ed afoso, bensì lento, in punta di piedi, talvolta preceduto da piogge, nuvole e frescura.
I week end trascorsi nel Cilento - di cui potete leggere qui, qui e qui - sono stati bellissimi, la vacanza alle Maldive è stata una sorpresa unica e questo week end a Capri è stato altrettanto speciale(ma vi svelerò altro a breve).
           
Tra una pausa e l’altra devo concentrarmi molto sul lavoro, che si intensifica parecchio in questo momento dell’anno, per questo non ho molto tempo da dedicare al blog (so sad!). Ma come promesso, in questo post parlerò del seguito della mia vacanza alle Maldive ed in particolare delle escursioni di snorkeling effettuate lungo il reef dell’isola dove alloggiavamo e lungo quello di altre isole.






giovedì 11 luglio 2013

Maldive - Lost in paradise part 1

Non so cosa significhi per voi scegliere la meta delle vostre vacanze.
Per alcuni è un fortuito last minute, per altri un posto vicino, per altri ancora il luogo dove incontrare gli amici di sempre.
Per me è una combinazione di elementi.
E’ relax, divertimento, mare, cultura e spensieratezza.
Quest’anno ero combattuta su più fronti e ho lasciato l’ultima parola a Cary Grant che mi ha fatto un nome: Maldive.
Maldive.
Ecco, appena mi è stato presentato questo pacchetto bello e fatto compreso di volo, sistemazione in resort italiano (ditemi che non è vero), palme e noci di cocco, ho storto un po’ il naso (per quanto un naso possa storcersi di fronte ad un’offerta simile), perché il mio brainstorming sulle Maldive comprendeva i seguenti stereotipi: riposo, sole, cibo, spiaggia e animatori (ingombranti). Non c’era traccia di musei, templi, moschee e roba simile, quindi il mio naso continuava a storcersi. Chiamatemi pazza, ma per me è così - forse quando avrò 60 anni e vorrò bruciarmi la pensione in capo al mondo ci ripenserò, ma adesso ho necessità di altro.
Poi c’è stato mio marito che mi ha convinta a fare una vacanza diversa dal nostro solito, di riposarci, stare al sole e mi ha palesato la possibilità di fare snorkeling, esplorare la barriera corallina, vedere delfini, tartarughe marine, stelle marine… “Poi, mi diceva, vuoi mettere? Andiamo alle Maldive, mica a Ladispoli?”
Così mi sono lasciata ammaliare dalle sue parole e siamo partiti.




E mi sono ricreduta.

giovedì 25 aprile 2013

Napoli e l'America's Cup


“Oggi mi son dato alla pazza gioia, dedicando tutto il mio tempo a queste incomparabili bellezze. Si ha un bel dire, raccontare, dipingere; ma esse sono al disopra di ogni descrizione…”

















La scena del lungomare gremito di gente, dei colori vivaci delle fluttuanti imbarcazioni e artisti di strada in festa è elisir di felicità per la mia anima…
Mi chiedo: è l’America’s Cup un evento straordinario per questa città o la città l’elemento caratterizzante della regata? La competizione in mare è un evento singolare, uno sport diverso rispetto a quelli ai quali siamo abituati: di solito ci sono grandi stadi, anfiteatri, palazzetti a fare da sfondo a incontri agonistici del genere. 
Ma qui c’è il mare. E non un mare come tutti gli altri mari.
Qui c’è il mare col golfo, con gli edifici antichi, il castello, il Vesuvio e le isole all'orizzonte.
Forse è questo l’elemento distintivo, l’ospite d’onore, la ciliegina sulla torta di questo evento.
Purtroppo non capisco molto di regate e devo ammettere che non è stata la gara in sé a coinvolgermi, ma quello che essa significa per la città, per i cittadini, per gli innamorati di questo paesaggio…
    








“Da quanto si dica, si narri, o si dipinga, Napoli supera tutto: la riva, la baia, il golfo, il Vesuvio, la città, le vicine campagne, i castelli, le passeggiate… Io scuso tutti coloro ai quali la vista di Napoli fa perdere i sensi”

Ma forse sono io ad esagerare… Forse sono io descrivere questa città con gli occhi incantati tipici degli innamorati, a immaginala come la sirena ammaliatrice di Ulisse o, meglio, la protagonista di una favola. Una favola dove bene e male si confondano, ma insieme vivono, pulsano…

“Anche a me qui sembra di essere un altro. Dunque le cose sono due: o ero pazzo prima di giungere qui, oppure lo sono adesso”.
                                    

N.B. Le citazioni sono di Johann Wolfgan Goethe. Se Goethe si sentiva pazzo d’amore per questa città, immaginate allora come può sentirsi una semplice ragazza un po' sognatrice… 

lunedì 25 marzo 2013

Yes We-ek-end!


Sole, sole, sole! Finalmente dopo tanta pioggia e anche neve, il sole primaverile ha deciso di farsi vivo prepotentemente questo week end. Appena ho scorto questo meraviglioso raggio di luce dalla finestra della camera da letto, ho subito pensato “Ah ah, non mi scappi!” Per cui mi sono vestita subito, mi sono catapultata in strada, ho messo l’I-pod nelle orecchie e sono arrivata a Napoli dove ad attendermi c’era la mia compagna di avventure T. e il suo scooter.
Scena: io, T., scooter, sole e Napoli. Una combinazione vincente per andare in giro tra i vicoletti del centro storico e tra le vie più famose dello shopping napoletano. In realtà avevo sentito che questo week end si sarebbe celebrata la 21esima giornata di primavera FAI durante la quale palazzi, chiese, castelli e parchi generalmente chiusi al pubblico sono aperti e gratuiti. Non potevo perdermi quest’opportunità in una città che brulica d’arte.
Eravamo diretti al Museo Archeologico di Napoli quando il nostro mezzo di trasporto comincia a fare i capricci perdendo benzina. Ora, mettete due donzelle che si intendono di motori come un bambino si intende di fisica nucleare e capirete come ci sentavamo in quel momento: panico! Temevamo un’esplosione imminente, una nube tossica, l’Apocalisse… Per cui abbiamo velocemente svoltato in un vicoletto dove c’era un meccanico per moto, quando ci siamo imbattute in un gruppo di ragazzi devoti alla Madonna dell’Arco. Non so da quale parte d’Italia o del mondo state leggendo questo post, ma vi assicuro che i devoti della Madonna dell’Arco sono una delle cose più folkloristiche di Napoli e provincia: ragazzi generalmente vestiti di bianco con una fascia azzurra in stile “Miss Italia” e una rossa in vita che sorreggono uno stendardo raffigurante la Madonna di appartenenza. Questi ragazzi, detti fuienti, attraverso una sorta di riti, canti e cori molto particolari si riversano in strada e richiamano l’attenzione del centro abitato ottenendo talvolta numerose offerte. Detta così, questa cosa può sembrare un po’ strana, ma vi assicuro che è una manifestazione religiosa molto sentita da queste parti. Se volete saperne di più, potete trovare qualcosa di molto più dettagliato qui




martedì 19 marzo 2013

Amantea


Devo segnalarvi una cosa davvero carina che interessa i calabresi e tutti i turisti che vogliono visitare questa bellissima terra: si tratta di un’APP gratuita,  Enjoy Calabria, che fornisce brevi ma coincise informazioni su tutto ciò che si può visitare in Calabria, da aziende vinicole a musei archeologici, passando per località balneari e borghi medioevali. Insomma, qualcosa di interessante da tenere default sul proprio I-phone.

Detto questo, avrete senz'altro capito che prosegue il mio tour in giro per la Calabria (Bravi! State imparando a conoscere questo blog!). Questa settimana è stata la volta di Amantea.




giovedì 7 marzo 2013

'Na Tazzulella e Cafè


Sono sveglia da più di nove ore e non ho ancora preso una tazzina di caffè.
Un record!
Eppure sono ancora in  piedi, in connessione col mondo, riesco a ricordare ancora il mio nome e l’ultima volta che sono andata dal parrucchiere. Sono viva! Non sono stata ancora sopraffatta dalla potenza annientatrice di una giornata senza caffè!
Di solito a quest’ora ne ho già ingurgitati quattro o cinque, ma oggi proprio non ne voglio sapere di  prendere la moca, riempirla d’acqua, farci scivolare svariate cucchiaiate di macinato, chiudere e mettere il tutto sul fornello. Eppure (da tipica campana, se volete napoletana o comunque terrona quale sono) il caffè è una tappa obbligatoria della mia quotidianità , un rito propiziatorio immancabile, qualcosa di sacro come la domenica a messa, la pizza con la mozzarella, il casatiello a Pasqua e il ragù che cuoce dalle 5 del mattino.
Nel corso degli anni ho scoperto che la pausa caffè non è un qualcosa che accomuna soltanto noi italiani (o meglio Noi-Del-Sud) ma anche gli americani, i brasiliani, gli orientali… Certo, ognuno lo beve a modo suo: gli americani chiamano caffè quell’intruglio simil-brodo color testa di moro erogato da Starbucks e trovano troppo forte quello ristretto napoletano. Ma qui viene il bello: avreste mai pensato che un animaletto a metà tra il procione e lo scoiattolo potesse defecare il caffè più costoso al mondo? Avete sentito bene, ho detto proprio de-fe-ca-re.







Due anni fa, durante un bellissimo viaggio in Indonesia, io e il mio Cary Grant abbiamo visitato un luogo dove si coltivavano diversi tipi di spezie, arachidi, frutti tropicali e dove si produceva/allevava il Kopi Luwak. Questo nome deriva dal composto Kopi, che in indonesiano significa caffè, e Luwak che è il nome di questa specie di marmotta con la cagarella. Questo animaletto, che normalmente si nutre di insetti, piccoli roditori, nidi di uccelli e uova, ingurgita anche delle bacche da caffè, le quali però non riescono ad essere digerite dall’organismo del roditore, per cui vengono espulse attraverso le feci. La particolarità è che gli enzimi del Luwak riescono a rompere solo la parte superiore del guscio, eliminando il retrogusto amaro e conferendo quel tipico sapore dolce che lo ha reso famoso in tutto il mondo. Che storia eh?






Facendo una breve googolata ho scoperto che la quotazione attuale di Kopi Luwak è pari a 133 dollari all’etto e che berne una tazza in Australia costa fino a 48 dollari.
Io e Cary Grant abbiamo fatto un breve assaggio di tutti i vari caffè prodotti sull’isola di Bali e devo dire che il Kopi Luwak non era per niente male.  
Però devo essere sincera, il caffè di casa mia resta sempre il mio preferito. Anzi, a furia di parlarne, mi è venuta troppa voglia: è giunto proprio il momento di prepararmene una bella tazzulella. 
Vi auguro un buon pomeriggio ;)

martedì 5 marzo 2013

Scilla: tanto sole e tanto mare.


Quando in giro si respira un’aria cupa e a tratti nevrastenica, poche sono le cose che riescono a risollevare un morale sull’orlo di un precipizio: la Montagna e il Mare. Ok, questa non sarà sicuramente la scoperta dell’America, ma se ci riflettete converrete con me che è meglio rifugiare i propri pensieri in mezzo alla natura piuttosto che azzardare soluzioni alternative potenzialmente nocive. Esempio: quando litighi con qualcuno, credo sia più salutare scappare in montagna, respirare, riflettere su reciproci errori e trovare possibili soluzioni anziché sconfinare le proprie angosce in barattoli di nutella oppure in shopping sfrenato al centro commerciale. Certo, questo tipo di soluzioni sono molto appetibili, ma sono nulle poiché apportano un miglioramento momentaneo che sfuma nell'attimo in cui il problema principale riemerge col suo ghigno beffardo in stile It il pagliaccio accompagnato da altri due problemi: quello del mal di pancia fulminante nel caso della nutella e quello del conto in banca a rosso nel caso dello shopping sfrenato. Quindi inutile affannarsi con inefficaci placebo, meglio una bella passeggiata in riva al mare. Se poi aggiungiamo un paesaggio da cartolina, un bello spaghetto alle vongole e una bella fritturina di calamari, allora i problemi alzano i tacchi e vanno a rompere le scatole a quelli ancora impegnati ad affogare i grissini nel barattolozzo di nutella.

Ieri mi trovavo in Calabria, nella città in cui lavora il mio Cary Grant, che ultimamente è un po’ sottotono a causa di quest’aria torva di cui parlavo qui sopra. Quindi ho deciso, assieme ai miei due complici temperatura-ottimale e sole-primaverile, di spazzare via la tensione partendo per una gita fuori porta. E direi che ho avuto una grande idea, perché abbiamo avuto la fortuna di visitare un posto molto affascinante dove la naturalezza si fonde con il mito e il profumo del mare con quello del pesce spada arrostito: Scilla, in provincia di Reggio Calabria.




Molti di voi conosceranno il mito di Scilla, giusto? (sarò sincera, io non lo ricordavo bene per questo ho chiesto l’aiuto di Sua Maestà Wikipedia prima di scrivervi fandonie!) Ci sono diverse scuole di pensiero in merito, ma quella più attendibile è un surrogato di amore e gelosia che ha come protagonisti Glauco il figlio di Poseidone, che si innamora della ninfa Scilla. Purtroppo la donzella poco ricambiava questo corteggiamento poiché il giovane era un mezzo mostriciattolo, infatti scappava alla sola vista di quel poveraccio. Glauco voleva davvero conquistarla, ma chiese aiuto alla persona sbagliata, la perfida Maga Circe (questa signora qui sbuca ogni volta che si parla di un mito greco, c’avete fatto caso?), che a sua volta era innamorata di Glauco e che per gelosia trasformò Scilla in una creatura con teste di cane al posto delle gambe. Disperata, la povera Scilla andò a vivere per sempre su uno scoglio nei pressi dello stretto, che da lei prese il nome. Cariddi invece era una donna molto pericolosa, trasformata in un altro mostro dal cattivissimo Zeus. Lei si rifugiò dall’altra parte della costa (quindi in Sicilia) e assieme a Scilla era il tormento di tutti i pescatori che solcavano lo stretto di Messina.

Appena arrivati a Scilla, si pensa a tutto fuorché a un posto terribile popolato da creature marini terrificanti. E’ un villaggio di pescatori il cui orologio sembra essersi fermato nel tempo, una cittadina arroccata dove il mare la fa da padrone con la sua presenza e potenza, un insieme di viuzze che sembrano cunicoli e sbucano tutte sul mare, segno del rispetto e della riverenza che questo paese ha per esso. Ma è anche un insieme di etnie, quella calabrese e quella siciliana, quindi di dialetti, di tradizioni e cultura. Un eterea tranquillità cullata dalle onde del mare. E che mare… Il Mar Tirreno ha un profumo tutto suo: forte, salato, incisivo, presente, difficile da dimenticare. E difficili da dimenticare sono i colori delle sue acque che assumono colori diversi a seconda delle sfumature della costa. Uno spettacolo che trasformerebbe tutte le giornate “no” in giornate positive. 


Monumento ai pescatori
Ci soffermiamo per più tempo lungo il belvedere di Piazza San Rocco, poiché lo spettacolo era notevole e le acque talmente cristalline che quasi potevamo ammirarne i pesci. In cima al promontorio che suddivide la spiaggia di Marina Grande da Chianalea si erge il Castello Ruffo, una fortezza che doveva tenere a bada le incursioni dei pirati sin dall’epoca dell’antica Magna Grecia. Da lì ci siamo spostati verso la zona marittima attraverso scalette, strettoie e viuzze che formano un reticolato urbano molto strutturato e pittoresco.





Quando si arriva a Chianalea si ha quasi l’impressione di aver sbagliato a seguire il GPS e di essere arrivati a Venezia: le case sono costruite sulla roccia, le imbarcazioni sono sorrette da funi incastonate nella roccia stessa e vi è una moltitudine di canali che separa una casa dall’altra. Ma a differenza di Venezia, si respira un’aria più frizzante, meno malinconica e i colori sono molto più vivaci.








Lungo la strada di Chianalea vi sono una moltitudine di negozietti, bar, B&B e ristoranti che emanano odorini deliziosi.
Ci incamminiamo verso il porto e lì restiamo per una buona oretta, distesi sulle mura che lo circondano in compagnia di pescatori silenziosi, del calore del sole, del profumo delle onde e del canto dei gabbiani. Altro che centro benessere con SPA, questo è puro, sano e gratuito relax! 






Ci avventuriamo anche a scorgere un simpatico pescatore, molto avventuroso e agile tra le rocce, dopodiché, vuoi la passeggiata, vuoi il profumino di mare, siamo colti da un’improvvisa fame che ci spinge verso un ristorantino che definire delizioso è riduttivo. Il Bleu de Toi sorge in una di queste casette di pescatori ristrutturata ed adibita a ristorante, quindi al suo interno vi sono ancora ganci da traino per le barche, ancore, forconi, fiocine, anfore e in generale tutti gli elementi che un tempo servivano per pescare. Inoltre vi sono moltissime foto di battute di pesca e tantissimi gusci di conchiglie. Insomma, un vero e proprio museo del mare! Ordiniamo un antipastino della casa, davvero delizioso e particolare, uno spaghetto alle vongole (ottimo!) e per finire Cary Grant ordina anche una fritturina di calamari che si sposava perfettamente col vino bianco degustato. Il personale è davvero cordiale quindi colgo l’occasione per fare il mio solito carico di domande in puro stile “curiosona”, loro non sembrano disdegnare la cosa e mi raccontano molti aneddoti della zona. Anche un altro ragazzo si ferma a chiacchierare con noi sulla geologia del paese e sulle bellezze storiche. Ecco, la conferma che gli abitanti di Scilla, come del resto tutti gli abitanti della Calabria, sono persone gentilissime e cordiali e fanno di questo posto una terra umile, disponibile e ricca di contenuto che merita un posto ai piani alti del turismo italiano.






Se vi trovate da queste parti, fate un salto a Scilla e potrete dire con convinzione di aver visitato uno dei più bei borghi d’Italia, di aver mangiato il miglior pesce spada di sempre e di aver fatto anche un discreto carico di cultura. Questa è la nostra cara Italia… riesce sempre a regalarci molte emozioni in poco tempo e senza farci percorrere lunghe distanze. Almeno di questo dobbiamo esserti eternamente grati.  
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