Qualche
giorno fa leggevo questo articolo su Non Solo Turisti che mi ha incuriosita. Se
dovessi dare una definizione di me come viaggiatrice, non saprei quale
scegliere, perchè i miei spostamenti ricercano introspezione, ma anche
socio-dinamismo, avventura ma anche organizzazione. Se chiedessi a Cary Grant
lui direbbe che io sono una programmatrice-convulsiva-chevuolefaretremilacose
(ansia woman!). Io obietterei che dietro tutto questo programmare c’è feeling
col territorio, ricerca di relax e divertimento.
Secondo
me, l’atteggiamento del viaggiatore dipende dal tipo di viaggio, perciò è difficile
scegliere una sola definizione - anche se c’è sempre una caratteristica che
prevale sulle altre (credo).
Non
so quanto tempo impiegate per pianificare i vostri viaggi, le vostre ferie, se
giorni o settimane, ma… Avete la costanza di organizzare un viaggio con mesi e
mesi di anticipo, collezionando ricerche, curiosità, monitorando prezzi di
biglietti e di case in affitto, come la sottoscritta?
Lo
so, lo so, nel vocabolario della lingua italiana questo comportamento si trova
sotto la voce “esagerazione” (ansia woman in action!), ma la pianificazione dei
viaggi per me è una fase importantissima, quasi quanto il viaggio stesso anche perché
galvanizza di brutto. I miei viaggi sono frutto di esperienze sensoriali, stati
d’animo, feeling verso un determinato posto.
Inoltre
dovendo contare su un numero limitato di giorni a disposizione, occorre
organizzarsi per ottimizzare i tempi. Ahhh quanto mi piacerebbe poter
programmare un viaggio conoscendo solo la data di partenza e non quella di
ritorno, ma a chi non piacerebbe?
