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martedì 15 luglio 2014

Torre Lapillo: tradizione e musica popolare

Sono sempre stata attratta dalle tradizioni. Il folclore mi affascina tantissimo sia quando viaggio all’estero e mi piace osservare le tradizioni locali, sia quando viaggio in Italia, per meglio comprendere i cibi, i dialetti, le usanze delle varie regioni.

La pizzica.
La pizzica era il mio pallino. Volevo a tutti i costi assistere ad un’esibizione di questo ballo/danza/canto popolare durante lo scorso soggiorno a Torre Lapillo. Finalmente si presenta, servita su un piatto d’argento, la possibilità di assistere ad un concerto di musica popolare salentina sulla terrazza della Torre di avvistamento di questo grazioso borgo, ovvero la Torre di San Tommaso.



Qui  ho capito quanto poco capisco di musica folk, poiché pensavo che la musica popolare salentina fosse racchiusa intorno al concetto di pizzica. Sulla torre, invece, siamo stati catapultati in un clima a metà fra il medioevale e i salotti jazz contemporanei;  quella che ci apprestavamo ad ascoltare non era pizzica, bensì musica salentina mista a jazz e atmosfere minimalistiche.

martedì 10 giugno 2014

#Cilento: Agnone Marina

La prima volta ad Agnone eravamo solo io e Cary Grant. Era l’estate scorsa e noi eravamo a bordo della nostra Fiat 500 col tettuccio aperto, senza una meta precisa. Girovagavamo all’avanscoperta dei diversi paesaggi cilentani: prima San Mauro Cilento, poi Acciaroli, quindi Agnone. Alloggiavamo in un semplice b&b circondati da stelle e cicale. Non avevamo ancora idea che di lì ad un anno ci saremmo tornati in 3 a bordo di una macchina familiare, con tanto di sediolino porta bebè, ma con la stessa voglia di esplorare e scoprire.




La vita cambia, l’importante è preservare sempre due cose: le proprie radici, per non dimenticare mai da dove si viene, e i propri sogni, per ricordare sempre dove si vuole andare (e questa cosa qui non l’ho copiata da nessuna parte: è il frutto della mia piccola e semplice esperienza di vita).

venerdì 23 maggio 2014

L'altra faccia di Ibiza

Per riprendermi da una brutta influenza che da giorni mi tiene bloccata in casa – in realtà, per farmi venire ancora di più il magone – ho deciso di rispolverare i miei ricordi di Ibiza , di quelli che furono 4 giorni alla scoperta di un’isola che è tutto quello che TU vuoi che ESSA sia. TU lanci i dadi ed IBIZA muove le pedine della partita. Nel bel mezzo, una sfilza di Imprevisti, ma anche di Probabilità.





domenica 18 maggio 2014

Non si è mai troppo piccoli per viaggiare.

Quando si diventa genitori, quasi inevitabilmente si fanno solenni promesse nei confronti dei propri figli: si promette di prendersi cura di loro (e questo mi sembra il minimo), di crescerli in salute, di mettere da parte un gruzzoletto per gli studi o magri di acquistare una casa per il loro futuro (visione della genitorialità molto italiana, per non dire meridionale…).
Quando ho saputo che sarebbe arrivata Ninni, feci una promessa. Una promessa che va al di là del prendersi cura di un batuffolo d’amore e di crescerlo in salute (che per me è una cosa scontata, come è scontato che il sole è giallo e la Coca Cola fa le bollicine). Una promessa molto meno materiale rispetto a un gruzzoletto messo da parte per gli studi (che poi, mio padre non aveva dei soldi da parte per i miei studi, eppure, mi sono laureata lo stesso!) o a una casa per l’età adulta (e metti caso che decida di andare a vivere a Tokyo, io cosa me ne faccio di una casa qui per lei? Anni di sacrifici, di privazioni sia per me che per lei, per una casa che magari non le interesserà nemmeno!).  

Una promessa che per me vale tanto.
La promessa di crescerla in costante curiosità nei confronti della vita, di amare questa stessa vita, di vivere senza dar nulla per scontato e avventurarsi in posti, luoghi e sogni sussurrati dal proprio cuore.
La promessa di viaggiare, perché non si è mai troppo piccoli per farlo.


giovedì 3 ottobre 2013

Oh, the places you'll go



Spesso mi è capitato di ascoltare parole o discorsi illuminanti provenienti da grandi persone:

Martin Luther King e il suo “I have a dream”
Charlie Chaplin e il “Discorso all’umanità ” nel film “Il Grande Dittatore”
Al Pacino negli spogliatoi di “Ogni Maledetta Domenica”
Steve Jobs e il suo “Stay Hungry, Stay Foolish”

Questi sono solo i primi che mi sovvengono, ma potrei stare qui a citarne altri per un bel pò.

Oggi mi sono imbattuta nelle bellissime parole provenienti dal libro/poesia “Oh, the places you’ll go” del Dr.Seuss, uno scrittore, fumettista statunitense dotato di fervida fantasia e forte capacità descrittiva, che ha pubblicato oltre 60 libri per bambini.




Se fossi una madre, questo sarebbe il primo libro che leggerei a mio figlio. Capirete il perché guardando questo video e queste immagini.










P.S. se vi va di acquistare il libro (disponibile solo in inglese) potete farlo qui.

P.S.S. Eh sì, sono tornata, con la stessa voglia di viaggiare di sempre.


A Presto!

lunedì 22 luglio 2013

Maldive - Lost in Paradise part 2

Questa è sicuramente una delle estati più belle della mia vita.
Il suo arrivo non è stato impetuoso ed afoso, bensì lento, in punta di piedi, talvolta preceduto da piogge, nuvole e frescura.
I week end trascorsi nel Cilento - di cui potete leggere qui, qui e qui - sono stati bellissimi, la vacanza alle Maldive è stata una sorpresa unica e questo week end a Capri è stato altrettanto speciale(ma vi svelerò altro a breve).
           
Tra una pausa e l’altra devo concentrarmi molto sul lavoro, che si intensifica parecchio in questo momento dell’anno, per questo non ho molto tempo da dedicare al blog (so sad!). Ma come promesso, in questo post parlerò del seguito della mia vacanza alle Maldive ed in particolare delle escursioni di snorkeling effettuate lungo il reef dell’isola dove alloggiavamo e lungo quello di altre isole.






giovedì 11 luglio 2013

Maldive - Lost in paradise part 1

Non so cosa significhi per voi scegliere la meta delle vostre vacanze.
Per alcuni è un fortuito last minute, per altri un posto vicino, per altri ancora il luogo dove incontrare gli amici di sempre.
Per me è una combinazione di elementi.
E’ relax, divertimento, mare, cultura e spensieratezza.
Quest’anno ero combattuta su più fronti e ho lasciato l’ultima parola a Cary Grant che mi ha fatto un nome: Maldive.
Maldive.
Ecco, appena mi è stato presentato questo pacchetto bello e fatto compreso di volo, sistemazione in resort italiano (ditemi che non è vero), palme e noci di cocco, ho storto un po’ il naso (per quanto un naso possa storcersi di fronte ad un’offerta simile), perché il mio brainstorming sulle Maldive comprendeva i seguenti stereotipi: riposo, sole, cibo, spiaggia e animatori (ingombranti). Non c’era traccia di musei, templi, moschee e roba simile, quindi il mio naso continuava a storcersi. Chiamatemi pazza, ma per me è così - forse quando avrò 60 anni e vorrò bruciarmi la pensione in capo al mondo ci ripenserò, ma adesso ho necessità di altro.
Poi c’è stato mio marito che mi ha convinta a fare una vacanza diversa dal nostro solito, di riposarci, stare al sole e mi ha palesato la possibilità di fare snorkeling, esplorare la barriera corallina, vedere delfini, tartarughe marine, stelle marine… “Poi, mi diceva, vuoi mettere? Andiamo alle Maldive, mica a Ladispoli?”
Così mi sono lasciata ammaliare dalle sue parole e siamo partiti.




E mi sono ricreduta.

lunedì 20 maggio 2013

Hola Mexico! (I parte)


E’ da un paio di settimane che mi ritrovo a parlare delle mete dell’estate 2013. Facendo una breve statistica ho notato che le più papabili sono Grecia e Baleari (ma dai? Formentera e Mykonos? Non me lo sarei mai immaginato!) seguite a ruota dalla new entry Canarie e dalle immancabili New York, Miami e Messico.
In realtà sto parecchio sponsorizzando il Messico, perché è la giusta combinazione di relax, divertimento e cultura. Relax perché villaggi, case in fitto e hotel incarnano il mito della siesta messicana, divertimento perché i messicani dopo il pisolino pensano solo a divertirsi e cultura per la moltitudine di siti archeologici, bellezze naturali e civiltà antiche presenti in tutto il territorio. E’ un viaggio per tutti: famiglie, gruppi di amici, coppie ed è impossibile annoiarsi. So perfettamente che girare tutto il Messico è impresa ardua da compiere in una sola volta, ma cominciare da una piccola parte non sarebbe male.





Io e l’immancabile Cary Grant abbiamo visitato la penisola dello Yucatan nel 2009. Quelli con una buona dose di fosforo nel cervello ricorderanno che quello fu l’anno in cui impazzava l’influenza suina (ossia il virus trasmesso dai maiali all’uomo) e magari immagineranno due poveracci braccati in casa con in testa una nuvoletta tossica in stile Fantozzi. Errore (mira el dito)! L’H1N1 era una influenza partita da Città del Messico - quindi lontana kilometri e kilometri da dove mi trovavo con Cary - che fu incredibilmente ingigantita dalla tv. Con ciò non voglio dire che questa influenza era da prendere alla leggera, ma che forse i media avevano ingigantito troppo il fenomeno (per la gioia delle case farmaceutiche) e che nel posto dove io e Cary soggiornavamo non c’era nessun pericolo. Il problema vero fu riscontrato dalla popolazione messicana che vide improvvisamente scomparire il turismo (soprattutto di matrice europea) cosa che, per un’economia che vive di turismo, si rivelò fatale. Detto ciò, era facilmente comprensibile che l’accoglienza dei messicani nei confronti dei pochi turisti europei presenti all’epoca fosse ancora più calorosa.
Dati i presupposti di cui sopra e gli allarmismi prima della partenza, riuscimmo a trovare un’ottima offerta in un villaggio della Riviera Maya, nello stato del Quintana Roo. Si rivelò una grande scelta perché è il posto ideale per la siesta e la base adatta per le escursioni (a soli 10 minuti dal sito di Tulum), inoltre è accogliente, grazie ai suoi ampi spazi e alle sue calde tinte, e può contare su una delle spiagge più belle del mare caraibico.









Passammo i primi due giorni all’insegna del relax più totale, poiché entrambi provenivamo da un periodo lavorativo abbastanza pesante: ci godemmo il sole e il mare in compagnia di fantastici cocktail in riva al mare e gustosissimi manicaretti messicani - se vi può interessare, ho ampiamente parlato della cucina messicana in questo post.
Verso sera andavamo in centro a Playa Del Carmen, un ex villaggio di pescatori sviluppatosi notevolmente nell’arco di quest’ultimo decennio. Playa è il centro di divertimento per eccellenza; a sera i ragazzi si riversano in città, in particolare sulla Quinta Avenida, dove ci sono bar, locali, negozi, centri commerciali, noleggio auto e guide per organizzare escursioni. Sulla Quinta Avenida sorge il famosissimo Coco Bongo Club, locale notturno di grande successo nel quale si può assistere a uno degli spettacoli più divertenti di sempre e del quale ho parlato ampiamente qui.




Il terzo giorno, ormai saturi di palme di cocco e ombrellini da cocktail, partimmo alla volta di Isla Mujeres dove facemmo snorkeling a largo di una barriera corallina e nuotammo in mezzo a razze e pesci colorati. Cary avvistò anche un barracuda e riuscì con fermezza a cambiare direzione senza farsi prendere dal panico – non chiedetemi come abbia fatto a non dare di matto perché io me lo sto ancora chiedendo – Girammo un po’ l’isola, visitammo qualche mercatino e facemmo amicizia con un gruppo di italiani che si erano trasferiti lì per lavorare (idea che mi allettava parecchio, ma… Beh, se fosse per me, mi trasferirei in ogni posto che visito). Poi fu la volta di Isla Contoy, un vero e proprio paradiso terrestre abitato da aironi, paguri e immancabili iguane. 









Quest’isola è un Parque Naciónal al quale hanno accesso solo turisti con regolare permesso e ovviamente i biologi dell’osservatorio. La parte nord dell’isola è rocciosa, selvaggia e il mare è mosso, mentre quella sud è sabbiosa e le acque sono calmissime. I colori sono unici e irripetibili, come anche il cibo preparatoci da alcuni simpatici messicani con i quali ci è facile stringere amicizia. 
I gironi successivi visitammo il sito archeologico di Cobà e la piramide di Chichén Itzá, ma questa è un’avventura che merita un paragrafo a parte, quindi vi do appuntamento al prossimo post. Hasta luego amigos.

mercoledì 20 febbraio 2013

Il pupo e lo stadio

No, è che io con i periodi bui proprio non vado d'accordo.
Non sono una che durante le giornate cupe resta chiusa in casa a guardare "Notting Hill" con tanto di fazzolettini a destra e barattolo di gelato a sinistra... Nemmeno una che annega i suoi pensieri nei versi de "I dolori del giovane Werther" sulle note di Vasco Rossi. 
No no. Il pessimismo cosmico non fa per me (e nemmeno Vasco Rossi, a dir la verità). 
Io sono una che prende a pugni la tristezza, in stile Tyson, e le urla contro "I don't give a Fuck".
Proprio oggi pensavo: Urge una botta di vita! 
E tac... Ecco arrivare un profetico sms con su scritto: "Auguri. Sei diventata zia!" 
Ammazza, Vita (ho pensato) Complimenti, che celerità!
Anzi! Altro che botta di vita! Questa mi si è proprio palesata davanti... Non è entrata in punta di piedi dicendo "Toc, toc è permesso"... Ha fatto bunjee-jumping direttamente!
E' nata la figlia di una mia carissima amica (Auguri dolcissima I.) e questa notizia ha davvero cambiato i colori della mia giornata. 


Quando vedo i bambini dei miei amici ovviamente penso a quelli che potrei potenzialmente avere, a quello che potrei fare con loro e la mia mente vola...

Certo, non è che con un pupo puoi fare l'alba al Pacha di Ibiza, però (Udite! Udite!) puoi andare a Ibiza... 


Spiaggia delle Saline

Puoi fare anche aperitivo davanti al Cafè del Mar con la tua figlioletta mentre alle tue spalle si svolge il famosissimo festival "Ibiza Rock".



Ibiza Rock - Cafè Del Mar


Questa estate ho visto tantissime coppie in giro per questa bellissima isola e la cosa mi ha sconvolta, dato che ero convinta che a Ibiza ci andassero solo personaggi improbabili dediti a piaceri lussuriosi e sacrìlegi oppure coatti convinti che passare intere giornate al Bora Bora sia la cosa più trasgressiva del pianeta.

Errore! Pregiudizio! (che brutta cosa.)
A Ibiza ci sono le famiglie, i bambini! E questi non danno nemmeno fastidio durante gli aperitivi dei propri genitori, tanto meno passano il loro tempo a indicare i gioielli di famiglia dell'amico nudista  mentre prende la tintarella in riva al mare.




Ragazzino che ascolta CD in uno dei tanti negozi musicali del porto di Ibiza

Non è una questione di essere fortunati ad avere bambini che stanno ovunque, uso soprammobili, che non si lagnano, che non sbraitano perché vogliono la PSP oppure il pupazzo di Spongebob. 
Almeno, non è solo questo.
E' una questione di mentalità: quando i bambini vengono abituati con continuità a viaggiare, a conoscere, ad imparare hanno facilità ad adattarsi alle situazioni più disparate. 
Con questo non voglio dire che i bambini crescono meglio solo se i genitori li portano fino in Sri Lanka: organizzare gite fuori porta durante il week end, portare il pupo dai nonni che vivono dall'altra parte dello stivale lo aiuta ad adattarsi ai cambiamenti; uscire con la neve oppure andare allo stadio in pieno inverno (adeguatamente coperti, per carità!) fa sì che lo gnomo stenti a prendere raffreddore o febbre, perché abituato.
Io sono convinta che essere esposti sin da bambini a differenti culture, lingue e religioni ci rende la vita molto più facile: un bambino che non vive in una campana di vetro non punterà mai dito contro un altro perché ha la carnagione nera o contro due uomini dello stesso sesso mente si scambiano effusioni amorose. 
Una bambina di Avellino che cresce con coetanei di San Diego non avrà difficoltà a rispondere alla domanda "What's your name?" perché capirà anche solo dai gesti, dalla mimetica, che la sua compagna le sta chiedendo come si chiama e vuole stringere amicizia pur non conoscendo il suo idioma.
Insomma i miei pregiudizi erano proprio infondati: Ibiza può essere una vera e propria scuola di vita.
Ecco: quando fantastico dei miei figli li vedo un pò cittadini del mondo. E quando penso a questa cosa inevitabilmente la mia giornata diventa tutta unicorni e arcobaleni.
Viaggiare apre la mente ai 50enni, figuriamoci ai bambini...

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