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martedì 29 luglio 2014

Bali: tra surfisti e locali alla moda

Il tour dei templi si rivelò abbastanza stancante, Cary Grant mi rimproverava di non essere ancora stato su una barca, un gozzo, una zattera, insomma qualsiasi cosa che potesse galleggiare sul mare – eh sì, in un’altra vita deve essere stato un marinaio, poiché adora vivere il mare dal mare – così decidiamo di visitare Nusa Lembongan, un vero paradiso per surfisti. Questa piccola isola offre tutto quello che i visitatori di Bali sognano: chioschi semplici in spiaggia, birre a poco prezzo, possibilità di fare surf ininterrottamente e passeggiate al chiaro di luna.

giovedì 12 giugno 2014

Acciaroli, la perla del Cilento

Se dovessi dare un colore a tutti i luoghi del Cilento che ho visitato, Acciaroli sarebbe il bianco.

 E’ la perla bianca del Cilento. Incantevole come un’isola greca, fine come un abito da sera, elegante come solo una perla pregiata può esserlo.

La mia prima volta ad Acciaroli è stata l’anno scorso, in compagnia di Cary Grant e degli M&M’s (i miei pazzi cognati). Purtroppo ho perso il file con tutte le foto a causa di un blackout del mio pc, per cui conservo poco delle bellezze diurne, ad eccezione di quello che sono riuscita a recuperare dal mio fedelissimo IPhone.



lunedì 26 maggio 2014

L'altra faccia di Ibiza (parte II)

Sant Antoni è la zona degli stranieri – mi dicevano – lì ci trovi gli inglesi, i tedeschi e una moltitudine indefinibile di scandinavi che non sai riconoscere perché tutti biondi”. Ed in linea di massima è così: se a Platja d’Enbossa e Ibiza porto trovi maggiormente italiani abbronzati con occhiali a specchio e mocassino stiloso, a Sant Antoni  de Portmany ci trovi le masse bionde che fanno il bagno in maglietta con conseguente abbronzatura a “muratore”.



Arriviamo in mattinata e ci posizioniamo sugli scogli di Cap Negret a godere della tintarella, mentre il resto del mondo sembra essere ancora avvolto nel torpore della notte.

lunedì 19 maggio 2014

Ninni goes to Amalfi Coast :)

Ieri vi parlavo delle prime gite fuori porta dei neonati e di quanto sia importante cominciare con posti più vicini a casa in modo da abituarli ai vari spostamenti.


Ninni sarà contenta di questa gita fuori porta, proprio qui, a Cetara, uno dei borghi marinari più belli della Costiera Amalfitana.


Quando passeggio tra questi paesini arroccati non posso fare a meno di pensare di essere una ragazza molto fortunata. Per alcune persone questi paesaggi sono il sogno di una vita: giapponesi in vacanza, americani in cerca di location per il loro matrimonio, tedeschi amanti di week end romantici. Per me, invece, non è il sogno di una vita, ma la mia quotidianità che si trasforma in sogno, ad  un tiro di schioppo da casa mia.

giovedì 19 dicembre 2013

Il Natale di San Gregorio Armeno, Napoli

Il Natale di San Gregorio Armeno è un Natale diverso da tutti quelli che si vedono nei film o nei giornali di homeliving. E’ diverso dai bellissimi mercatini altoatesini e dalle bancarelle delle capitali europee.
Il Natale di San Gregorio Armeno è fatto di presepi bizzarri, di Madonne e San Giuseppe che lasciano spazio ai vari Belen e Stefano De Martino, a pastori che prendono le sembianze dei giocatori del Napoli e dei personaggi del popolare show televisivo “Made In Sud”.










Ma soprattutto è un Natale fatto di vicoli un po’ stretti e un po’ sporchi, di venditori che urlano al prezzo più basso come se stessero offrendo il miglior baccalà dell’anno e del profumo di taralli e sfogliatelle appena sfornate. Il classico folklore napoletano misto a tradizione e un pizzico di spensieratezza.






L’itinerario ideale è il seguente: si parte dalla famosa piazza “San Nicola Amore”, crocevia di Corso Umberto I meglio conosciuto come “I Quattro Palazzi”, si sale lungo Via Duomo e poi si svolta in Via San Biagio Dei Librai. In questo piccolo vicoletto, tra botteghe artigiane e bancarelle di ogni tipo, è impossibile non soffermarsi  sulle chiese e sui palazzi storici che fanno da cornice a questa strada famosa per l’arte dei maestri librai e per aver dato i natali al celebre filosofo Gian Battista Vico, figlio, appunto, di un libraio del quartiere. All’altezza di Palazzo Margliano San Biagio dei Librai incrocia San Gregorio Armeno, quindi per proseguire l’itinerario natalizio è opportuno svoltare a destra e salire lungo la strada dell’arte presepiale per eccellenza.

Se si ha la passione per il presepe, qui è possibile trovare tutto l’occorrente per riprodurne uno in casa propria: fogli di sughero, zollette di muschio, riproduzioni di botteghe, macellerie, pastori di ogni dimensione, animali, ortaggi, frutta e banchi di carne o pesce. Persino mulini che catturano acqua, ruscelli e laghetti dall’acqua limpida. I costi variano in base a tutti i tipi di tasche.




Ma la cosa che più attira l’attenzione di milioni di visitatori è la riproduzione di politici, di personaggi televisivi e cantanti di ogni genere, il tutto rigorosamente al passo coi tempi: a parte quelli citati più su, vi sono i vari Matteo Renzi, Papa Francesco e Rafa Benitez, per non parlare delle gigantografie, comprese di tatuaggi e creste gelatinate, dei vari Hamsik e Higuain.













Una volta arrivati nella Piazzetta, suggerisco di svoltare a sinistra e proseguire lungo Via Tribunali, passando per Napoli Sotterranea, la Chiesa si Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco – una chicca per chi è affascinato dal culto delle Anime del Purgatorio – e magari arrivare fino alla famosa pizzeria Sorbillo, staccare il numerino e soffermarsi a gustare una VERA pizza napoletana. A me piace proseguire poi per Porta Alba, Piazza Dante e quindi per le vie dello shopping più cool di Napoli: Via Roma, Via Chiaia e Piazza Dei Martiri.






Chi adora il Natale, come me, non può non passare di qui almeno una volta nella vita.


A presto!  

martedì 4 giugno 2013

fi.NA.lly SUN.day

A Napoli quando esce il sole tutti si riversano in strada, affollano i vicoli, i ristoranti, le spiagge, i giardinetti. 
Le case cominciano a star strette e la pelle inizia a sentire il bisogno della brezza marina.


lunedì 20 maggio 2013

Hola Mexico! (I parte)


E’ da un paio di settimane che mi ritrovo a parlare delle mete dell’estate 2013. Facendo una breve statistica ho notato che le più papabili sono Grecia e Baleari (ma dai? Formentera e Mykonos? Non me lo sarei mai immaginato!) seguite a ruota dalla new entry Canarie e dalle immancabili New York, Miami e Messico.
In realtà sto parecchio sponsorizzando il Messico, perché è la giusta combinazione di relax, divertimento e cultura. Relax perché villaggi, case in fitto e hotel incarnano il mito della siesta messicana, divertimento perché i messicani dopo il pisolino pensano solo a divertirsi e cultura per la moltitudine di siti archeologici, bellezze naturali e civiltà antiche presenti in tutto il territorio. E’ un viaggio per tutti: famiglie, gruppi di amici, coppie ed è impossibile annoiarsi. So perfettamente che girare tutto il Messico è impresa ardua da compiere in una sola volta, ma cominciare da una piccola parte non sarebbe male.





Io e l’immancabile Cary Grant abbiamo visitato la penisola dello Yucatan nel 2009. Quelli con una buona dose di fosforo nel cervello ricorderanno che quello fu l’anno in cui impazzava l’influenza suina (ossia il virus trasmesso dai maiali all’uomo) e magari immagineranno due poveracci braccati in casa con in testa una nuvoletta tossica in stile Fantozzi. Errore (mira el dito)! L’H1N1 era una influenza partita da Città del Messico - quindi lontana kilometri e kilometri da dove mi trovavo con Cary - che fu incredibilmente ingigantita dalla tv. Con ciò non voglio dire che questa influenza era da prendere alla leggera, ma che forse i media avevano ingigantito troppo il fenomeno (per la gioia delle case farmaceutiche) e che nel posto dove io e Cary soggiornavamo non c’era nessun pericolo. Il problema vero fu riscontrato dalla popolazione messicana che vide improvvisamente scomparire il turismo (soprattutto di matrice europea) cosa che, per un’economia che vive di turismo, si rivelò fatale. Detto ciò, era facilmente comprensibile che l’accoglienza dei messicani nei confronti dei pochi turisti europei presenti all’epoca fosse ancora più calorosa.
Dati i presupposti di cui sopra e gli allarmismi prima della partenza, riuscimmo a trovare un’ottima offerta in un villaggio della Riviera Maya, nello stato del Quintana Roo. Si rivelò una grande scelta perché è il posto ideale per la siesta e la base adatta per le escursioni (a soli 10 minuti dal sito di Tulum), inoltre è accogliente, grazie ai suoi ampi spazi e alle sue calde tinte, e può contare su una delle spiagge più belle del mare caraibico.









Passammo i primi due giorni all’insegna del relax più totale, poiché entrambi provenivamo da un periodo lavorativo abbastanza pesante: ci godemmo il sole e il mare in compagnia di fantastici cocktail in riva al mare e gustosissimi manicaretti messicani - se vi può interessare, ho ampiamente parlato della cucina messicana in questo post.
Verso sera andavamo in centro a Playa Del Carmen, un ex villaggio di pescatori sviluppatosi notevolmente nell’arco di quest’ultimo decennio. Playa è il centro di divertimento per eccellenza; a sera i ragazzi si riversano in città, in particolare sulla Quinta Avenida, dove ci sono bar, locali, negozi, centri commerciali, noleggio auto e guide per organizzare escursioni. Sulla Quinta Avenida sorge il famosissimo Coco Bongo Club, locale notturno di grande successo nel quale si può assistere a uno degli spettacoli più divertenti di sempre e del quale ho parlato ampiamente qui.




Il terzo giorno, ormai saturi di palme di cocco e ombrellini da cocktail, partimmo alla volta di Isla Mujeres dove facemmo snorkeling a largo di una barriera corallina e nuotammo in mezzo a razze e pesci colorati. Cary avvistò anche un barracuda e riuscì con fermezza a cambiare direzione senza farsi prendere dal panico – non chiedetemi come abbia fatto a non dare di matto perché io me lo sto ancora chiedendo – Girammo un po’ l’isola, visitammo qualche mercatino e facemmo amicizia con un gruppo di italiani che si erano trasferiti lì per lavorare (idea che mi allettava parecchio, ma… Beh, se fosse per me, mi trasferirei in ogni posto che visito). Poi fu la volta di Isla Contoy, un vero e proprio paradiso terrestre abitato da aironi, paguri e immancabili iguane. 









Quest’isola è un Parque Naciónal al quale hanno accesso solo turisti con regolare permesso e ovviamente i biologi dell’osservatorio. La parte nord dell’isola è rocciosa, selvaggia e il mare è mosso, mentre quella sud è sabbiosa e le acque sono calmissime. I colori sono unici e irripetibili, come anche il cibo preparatoci da alcuni simpatici messicani con i quali ci è facile stringere amicizia. 
I gironi successivi visitammo il sito archeologico di Cobà e la piramide di Chichén Itzá, ma questa è un’avventura che merita un paragrafo a parte, quindi vi do appuntamento al prossimo post. Hasta luego amigos.

lunedì 13 maggio 2013

Nuovo post culinario su Non Solo Turisti!

Dato che ultimamente ho parlato poco di pranzetti e leccornie varie, vi stupireste se vi dicessi che il mio terzo articolo sul blog Non Solo Turisti, che ha come protagonista Manhattan, è proprio sul cibo
Scommetto di no!








Che Manhattan sia un groviglio di culture è cosa ormai risaputa e anche che sia facile beccare ristoranti sbagliati, dove si spende tanto e si ottiene scarsa qualità. Quindi, pensando di fare cosa buona e giusta, ho scritto un pezzo sui posti della Big Apple che preferisco per colazione, pranzo e cena!  Essendo amante di tutte le cucine esistenti sul pianeta, ho tralasciato i ristoranti italiani - anche se devo ammettere che  anche questi hanno il loro perché, pertanto, qualora qualcuno di voi non prediligesse cibi etnici, orientali, sudamericani, potrebbe contattarmi per ricevere il giusto indirizzo dove mangiare un’ottima pasta e una discreta pizza. 
Vi do un consiglio: prima di dire che un cibo non è di vostro gradimento, assaggiatelo almeno una volta, gustandolo piano piano… A volte siamo “condizionati” dai gusti ai quali siamo abituati, pertanto incontriamo difficoltà nel percepire sapori (spezie, salse) diversi dai nostri; abbiamo timore di assaggiare accostamenti improbabili per la nostra cucina. Ma si prova timore solo verso le cose che non si conoscono: io stessa ebbi una strana reazione di fronte al primo piatto di sushi della mia vita, perché il sapore non mi era familiare. Poi dopo due bocconi, mi si aprì un mondo: è incredibile quante cose si possano imparare su un paese grazie a un pezzetto di pesce crudo e una manciata di riso in bianco. 
E’ capitato lo stesso anche a voi?

Vi lascio il link di questa lettura e mi auguro di leggere i vostri commenti sulle vostre “prime volte” con cibo di una cultura diversa.

Buona serata a voi.      

giovedì 9 maggio 2013

La Strada del Vino


Dato che la scorsa volta abbiamo solleticato l’appetito con un post interamente dedicato al cibo, vi andrebbe di inebriarvi il cervello con un post interamente dedicato al vino? E magari col prossimo di ingrassare qualche kilo parlando di dolci e dessert vari? …Ecco che improvvisamente sparirono tutti i follower di the The Little Luggage… Ehh sarebbe bello se si potesse controllare l’ingrasso così facilmente!
Scherzi a parte, ho ripreso l’argomento Alto Adige, perché chiunque stesse progettando un fine settimana o una vacanza da quelle parti, non può escludere la Strada del Vino dalla liste-delle-cose-da-vedere, dato che è esempio di valorizzazione culturale locale - non mi stancherò mai di ripetere quanto gli altoatesini siano bravi a valorizzare il loro territorio e ad utilizzare modernissime tecniche di marketing.



La Strada del Vino si estende per circa 70 KM lungo la valle dell’Adige, parte dal comune di Cortina e scorre fino a toccare di striscio il comune di Bolzano. E’pubblicizzata con cartelli che ne segnalano i vigneti, le cantine, le vinerie ed è protagonista di manifestazioni, feste tradizionali e intrattenimento per i turisti. Lungo questa strada si producono tantissime varietà di vino bianco e vino rosso, i particolare mi piace ricordare il Gewürztraminer per la varietà bianca e il Lagrein per quella rossa.

lunedì 6 maggio 2013

Dal Thai al Mex!


Ultimamente ho pubblicato su twitter e instagram parecchie foto di cibo, specialità culinarie e mie sperimentazioni ai fornelli  - ricordate? Qui avevo già parlato di quanto mi piacesse cimentarmi in cucina, soprattutto coi dolci - per cui ho preso spunto per un post tutto da leccarsi i baffi! State tranquilli, non voglio trasformare questo travelblog in un foodblog, infatti non posterò ricette; semplicemente partirò da due pietanze per descrivere due tradizioni culinarie che adoro e che provengono da due paesi meravigliosi:




Nome: PLATO GRINGO
Provenienza: Messico
Genere: Messicano
Ingredienti: straccetti di carne aromatizzati con spezie, peperoni, scalogno pomodoro, patatine e contorno di riso

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