sabato 23 febbraio 2013

Amalfitana Coast to Coast


Scommetto quello che volete che ogni viaggiatore che si rispetti ha sognato almeno una volta nella vita di fare un viaggio coast to coast. Un’avventura alla On the Road in compagnia degli amici fidati Dean e Marylou*, che ti permette di conoscere non solo nuovi posti, nuove persone, ma soprattutto di avere maggiore consapevolezza di sé stessi. Beh io non solo l’ho sognato in moltissime occasioni, ho anche realizzato questa esperienza, ben tre volte!

La prima volta avevo 5 anni,  mio padre prese me, mia madre e mio fratello, ci infilò nella sua Volkswagen Jetta del 1989 e, dalla nostra ridente cittadina alle falde del Vesuvio, ci condusse fino alla Porta di Brandeburgo. Il suo desiderio era quello di mostrarci i luoghi della sua infanzia, nella Germania centrale, e il muro di Berlino prima che venisse abbattuto. Esperienza memorabile! Peccato che avevo solo 5 anni quindi ricordo ben poco di quel tour (se non fosse per il filmino amatoriale girato da un amico di papà, qualche foto sfocata di allora e alcune pietre del muro di Berlino che gelosamente custodisco a casa dei miei).

La seconda volta è stata ancora più figa, un’esperienza alla Una Notte da Lenoni: io, un van della Mercedes e la Freeway che collega Los Angeles a Las Vegas e costeggia la famosa Route 66. Cosa vuoi di più dalla vita? Verrebbe da chiedersi e infatti è così, ma ve ne parlerò in un’altra occasione ;)

La terza volta è stata l’anno scorso: Prendi un meraviglioso marito, uniscilo alla scenografica Costiera Amalfitana e condisci il tutto con una 500 dal tettuccio apribile, un pizzico di primavera, sole e profumo di mare. Fatta questa dovuta premessa, converrete con me che Amalfi batte Las Vegas facile, giusto?

Avevo progettato questo week end già un paio di mesi prima quando scoprì per la prima volta quella macchina infernale di Groupon: acquistato un pacchetto super conveniente di pernottamento+cena in B&B di lusso sorrentino, già mi vedevo con il foulard al collo alla Grace Kelly, la macchina cabrio, il mio Cary Grent seduto sul sedile passeggero e la magia della Costiera Amalfitana. Il caso (dicesi fortuna sfacciata per non dire altro) volle che quel fine settimana di marzo fosse uno dei più belli, più primaverili degli ultimi decenni (forse secoli!). 

Purtroppo non arrivammo troppo presto a Sorrento (a causa degli impegni lavorativi di Cary Grent e del terribile traffico di Vico Equense), per cui una volta trovato il B&B sulla parte più altra della Penisola (Punta Campanella) ci trastullammo un paio d’ore nella SPA, nell’immenso giardino e, scattata qualche foto, ci preparammo per la cena. 




 Fu una serata deliziosa perché conoscemmo due coppie di Napoli, una che aveva l’età dei nostri genitori e un’altra a noi coetanea. Si parlò di viaggi, di desideri e anche un po’ di lavoro, ma la parte bella del lavoro, quella che fa sognare. Dopo cena ci dedicammo completamente alla partita della mia (nostra) squadra del cuore (lo so che può sembrare banale, scontato ma io da questo punto di vista sono davvero la più banale delle ragazze che ci tiene a onorare la propria squadra del cuore presenziando alle partite, anche solo dal divano di casa. E di questo me ne vanto, tièè). 








L’indomani, un sole sfavillante illuminava tutta la flora circostante e rese ancora più appetibili quei fantastici paesaggi costieri, per cui alla buon ora abbassammo il tettuccio della mia topo-mobile e partimmo alla volta della vicina Positano.







Non ci sono parole per esprimere quanto sia bella Positano. Un susseguirsi di case colorate costruite su vari livelli quasi come fossero coltivazioni a terrazza, vicoli soleggiati intersecati a stradine all’ombra, piante di buganvillee e profumo di limoni, negozi sartoriali, lino, cotone e pizzo san gallo. Per non parlare della moltitudine di palazzi, torri Normanne e locali adibiti a mostre di artisti contemporanei. Eleganza, freschezza, turismo smanioso: una sorta di Primavera di Botticelli da toccare con mano.
Oltre agli elementi che ne caratterizzano il colore, Positano è famosa per la moltitudine di scalini che conducono alla spiaggia grande, la quale ospita un bel lungomare ricco di ristoranti, negozietti e sorregge la famosa chiesa della Madonna Assunta. 




All’interno delle numerose ville e dei numerosi palazzi d’epoca sono sorti Hotel e SPA che ne conferiscono l’immagine ormai consolidata di città di lusso ed eleganza. Stesso dicasi per i ristoranti: uno scialatiello di mare e una frittura di pesce, a momenti costano quanto un paio di Jimmy Choo; ma è lo scotto che si paga quando si ha l’opportunità di mangiare all’aria aperta, tra limoni e buganvillee e uno splendido paesaggio alle spalle.




Lasciata Positano (quindi lasciati un bel po’ di quattrini per il parcheggio e il pranzo) partimmo alla volta di Amalfi. Non sostammo molto perché in questa città io e Cary Grent ci siamo stati già un paio di volte, quindi sorseggiammo un caffè al volo in piazzetta e ci ricordammo di quando, l’anno precedente, visitammo il Duomo di Amalfi e le spiaggette dalla sabbia nera raggiungibili solo via mare (ma questa è un’altra storiella che vi racconterò prossimamente). 




Dopo Amalfi ci sono tanti paesini carini, la maggior parte apprezzabili soprattutto se raggiunti via mare; passati Maiori e Minori, di cui riesco solo a ricordare i dolci dei maestri pasticcieri di zona, raggiungemmo finalmente Vietri. A me piace particolarmente questo posto, perché è facilmente raggiungibile sia da Cava dè Tirreni, sia da Salerno e perché è ricco di locali per passare deliziose serate estive. Quindi, sulla strada del ritorno, un bel caffè a Vietri ci stava tutto. A parte la massiccia quantità di chiese, a Vietri è possibile visitare negozi e laboratori di ceramica. Vi avevo già parlato di quanto sia importante il business della ceramica per la Costiera Amalfitana? No? Beh arrivata a Vietri non potevo dimenticarmene perché lì c’è proprio un museo della ceramica, grosso grosso, difficile da non vedere. I miei amici adorano Vietri soprattutto per la movida estiva, per i lidi adibiti a discoteca e per i numerosi ristoranti gustosi e a portata di mano (tranquilli, niente Jimmy Choo da queste parti), per cui se vi capita di passare in zona, fate un fischio che qui qualcuno di mia conoscenza può organizzarvi una bella seratina.

Di rientro a Salerno prendemmo direttamente la strada di casa. Era orami sera inoltrata, il tettuccio della topo-mobile chiuso e le montagne sul nostro orizzonte ci riportarono al tepore della nostra casina. Cary Grent e Grace Kelly lasciarono il posto ai soliti “noi” e consolidarono nei nostri animi la convinzione che non bisogna andare tanto lontano per trovare dei posti da cartolina, dei posti denominati Patrimonio dell’Umanità. Io lo dico sempre: viviamo in una regione fantastica e di questo ne vado molto fiera.


*  vi prego ditemi che avete letto Sulla strada di Jaques Kerouac... Se così non fosse, fatelo subilo!
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