mercoledì 20 febbraio 2013

Il pupo e lo stadio

No, è che io con i periodi bui proprio non vado d'accordo.
Non sono una che durante le giornate cupe resta chiusa in casa a guardare "Notting Hill" con tanto di fazzolettini a destra e barattolo di gelato a sinistra... Nemmeno una che annega i suoi pensieri nei versi de "I dolori del giovane Werther" sulle note di Vasco Rossi. 
No no. Il pessimismo cosmico non fa per me (e nemmeno Vasco Rossi, a dir la verità). 
Io sono una che prende a pugni la tristezza, in stile Tyson, e le urla contro "I don't give a Fuck".
Proprio oggi pensavo: Urge una botta di vita! 
E tac... Ecco arrivare un profetico sms con su scritto: "Auguri. Sei diventata zia!" 
Ammazza, Vita (ho pensato) Complimenti, che celerità!
Anzi! Altro che botta di vita! Questa mi si è proprio palesata davanti... Non è entrata in punta di piedi dicendo "Toc, toc è permesso"... Ha fatto bunjee-jumping direttamente!
E' nata la figlia di una mia carissima amica (Auguri dolcissima I.) e questa notizia ha davvero cambiato i colori della mia giornata. 


Quando vedo i bambini dei miei amici ovviamente penso a quelli che potrei potenzialmente avere, a quello che potrei fare con loro e la mia mente vola...

Certo, non è che con un pupo puoi fare l'alba al Pacha di Ibiza, però (Udite! Udite!) puoi andare a Ibiza... 


Spiaggia delle Saline

Puoi fare anche aperitivo davanti al Cafè del Mar con la tua figlioletta mentre alle tue spalle si svolge il famosissimo festival "Ibiza Rock".



Ibiza Rock - Cafè Del Mar


Questa estate ho visto tantissime coppie in giro per questa bellissima isola e la cosa mi ha sconvolta, dato che ero convinta che a Ibiza ci andassero solo personaggi improbabili dediti a piaceri lussuriosi e sacrìlegi oppure coatti convinti che passare intere giornate al Bora Bora sia la cosa più trasgressiva del pianeta.

Errore! Pregiudizio! (che brutta cosa.)
A Ibiza ci sono le famiglie, i bambini! E questi non danno nemmeno fastidio durante gli aperitivi dei propri genitori, tanto meno passano il loro tempo a indicare i gioielli di famiglia dell'amico nudista  mentre prende la tintarella in riva al mare.




Ragazzino che ascolta CD in uno dei tanti negozi musicali del porto di Ibiza

Non è una questione di essere fortunati ad avere bambini che stanno ovunque, uso soprammobili, che non si lagnano, che non sbraitano perché vogliono la PSP oppure il pupazzo di Spongebob. 
Almeno, non è solo questo.
E' una questione di mentalità: quando i bambini vengono abituati con continuità a viaggiare, a conoscere, ad imparare hanno facilità ad adattarsi alle situazioni più disparate. 
Con questo non voglio dire che i bambini crescono meglio solo se i genitori li portano fino in Sri Lanka: organizzare gite fuori porta durante il week end, portare il pupo dai nonni che vivono dall'altra parte dello stivale lo aiuta ad adattarsi ai cambiamenti; uscire con la neve oppure andare allo stadio in pieno inverno (adeguatamente coperti, per carità!) fa sì che lo gnomo stenti a prendere raffreddore o febbre, perché abituato.
Io sono convinta che essere esposti sin da bambini a differenti culture, lingue e religioni ci rende la vita molto più facile: un bambino che non vive in una campana di vetro non punterà mai dito contro un altro perché ha la carnagione nera o contro due uomini dello stesso sesso mente si scambiano effusioni amorose. 
Una bambina di Avellino che cresce con coetanei di San Diego non avrà difficoltà a rispondere alla domanda "What's your name?" perché capirà anche solo dai gesti, dalla mimetica, che la sua compagna le sta chiedendo come si chiama e vuole stringere amicizia pur non conoscendo il suo idioma.
Insomma i miei pregiudizi erano proprio infondati: Ibiza può essere una vera e propria scuola di vita.
Ecco: quando fantastico dei miei figli li vedo un pò cittadini del mondo. E quando penso a questa cosa inevitabilmente la mia giornata diventa tutta unicorni e arcobaleni.
Viaggiare apre la mente ai 50enni, figuriamoci ai bambini...

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