giovedì 11 aprile 2013

Los Angeles - Las Vegas on the road


Dopo il precedente post che sprizzava depressione da tutti i pori, mi sono decisa a deporre l’ascia di guerra e a alzare bandiera bianca nei confronti della triade Tristezza-Lavoro-Ospedale e tornare a scrivere delle mie avventure.
Per un post del genere c’è bisogno di un sottofondo speciale, una musica energica un po’ rock, un po’ vintage che metta ancora di più in risalto l’appassionante viaggio on the road verso Las Vegas.
Si inizia con “Every Morning” degli Sugar Ray.

Era il Febbraio 2008 ed ero in California per visitare alcuni nuovi clienti con i quali si prospettava un buon business (ricordate? Ne ho parlato proprio qui). La mia azienda aveva accettato di partecipare ad una nuovissima fiera di calzatura/pelletteria che si chiama WSA e che si svolge due volte l’anno a Las Vegas, all’interno dell’Hotel-Casinò The Venitian. Arrivati a Los Angeles noleggiamo un Van e organizziamo il viaggio verso Las Vegas attraverso il famigerato deserto del Nevada.









Immaginate il Van in corsa sulla Freeway che collega la California al Nevada, la Route 66 ormai chiusa sulla destra, treni merce che incalzano sulla sinistra e il deserto rovente e polveroso all’orizzonte mentre suona “Paradise City” dei Guns N'Roses. Ci fermiamo lungo la strada per fare benzina in una di quelle aree di servizio che si vedono anche nei film. Faccio razzia di Twizzlers e Doritos, mi rimetto in auto e dopo poche miglia, in discesa, perdo visione del deserto perché davanti a me inizia a palesarsi una moltitudine luci, palazzi, ruote panoramiche, mongolfiere e cantieri. Ragazzi, ecco Las Vegas.  E’ il turno di  “More than a Feeling” di Boston e il sorriso mi invade il volto.




Il navigatore ci porta dritti all’Hard Rock Hotel – prenotato dalla sottoscritta qualche settimana prima di partire – dove l’impatto con la musica ad alto volume, la chitarra elettrica di Kurt Cobain posta sul retro della reception e la miriade di distillati posizionati lungo il bar a ridosso delle slot-machines è davvero forte.






La mia camera era davvero speciale: tutta in moquette vellutata con greche di colore nero e grigio (e normalmente odio la moquette), linee essenziali e colori caldi, letto comodo e morbido e musica rock in sottofondo. E’ la volta di “Gold on the ceiling” dei Black Keys.
La prima sera andiamo in un ristorante thailandese nei dintorni dell’hotel e lì mi delizio con noodles e cocktails analcolici alla frutta.
Il giorno dopo ero pronta per la fiera, lavoro sodo tutto il giorno e nei momenti morti ne approfitto per fare un giro del Venitian che è una riproduzione in miniatura di Venezia con tanto di Piazza San Marco, maschere del carnevale, gondolieri e Canal Grande. Negozi di lusso, negozi di gadget veneziani e di Las Vegas, ristoranti italiani, fast-food, taquerias e ristoranti thai. Mi accompagna “Bette Davis eyes” di Kim Carnes.








Verso le 19:00 dopo aver lavorato tutto il giorno, ci dirigiamo al Wynn, l’Hotel-Casinò più lussuoso e costoso di tutta la città. Qui decido di tentare la fortuna – sempre se 50 dollari sono ancora considerabili “fortuna” – al Blackjack e alle Slot. Ovviamente dopo 5 minuti perdo e, ovviamente, rinuncio a giocare subito. Lo so che per molti di voi Las Vegas rappresenta il Paradiso del gioco, che appena approdati in città vi sentireste come Benicio del Toro e Jhonny Deep in “Paura e delirio a Las Vegas” e che vi verrebbero gli  occhi a forma di $_$ alla sola visione di tavoli da Texas hold’em, ma io purtroppo non gioco nemmeno a tombola a Natale (pur essendo una prassi di famiglia, con tanto di zia che recita a memoria la smorfia napoletana per ogni numeretto estratto dal panaro). 




Avevo capito che quella città era molto di più che soldi e tavoli da gioco. Tutti gli Hotel-Casinò offrono spettacoli sul rooftop o a bordo piscina, artisti affermati a livello mondiale che calcavano la scena, ristoranti con pietanze provenienti da ogni-dove e tanto tanto shopping. Dopo essere velocemente passata in hotel e aver degustato un’ottima cena messicana al Pink Taco, andai diretta al rooftop del Mandalay Bay dal quale ho avuto probabilmente la vista più emozionate della mia vita. Colonna sonora di questa fantastica visione è “Fairgroung” dei Simply Red.



Il mio racconto per adesso finisce qui. 
A presto con la seconda parte del viaggio!
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