domenica 17 marzo 2013

London is coming (part I)


Avevamo progettato questo viaggio sin dall’estate scorsa. Io e T. eravamo sedute in riva al mare, sotto al sole cocente e sognavamo di scappare a Londra per un week end tra amiche. 
C. era ancora a lavoro nel suo fichissimo ufficio londinese, aspettava solo che le dicessimo l’ora in cui sarebbe atterrato il volo che ci portava dritte da lei. 
Consultai brevemente il calendario lavorativo di mio marito e diedi disponibilità per il week end di Halloween. T. constatò che quello sarebbe stato un periodo perfetto, poiché non aveva troppi impegni lavorativi, dato il ponte per la festività. Scaricammo l’APP di EasyJet sull’I-phone e prenotammo i biglietti, proprio lì, sotto al sole ardente di agosto. 
Eravamo tutte e 3 eccitatissime. Il tempo passò in fretta e in un batter d’occhio ci ritrovammo a una settimana dalla partenza. C. organizzò un planning minuzioso e allettante (con tanto di evidenziatori colorati, alternative in caso di pioggia e orari per pranzo,cena e the del pomeriggio), tanto che non mi passò proprio per la testa di acquistare una guida o di consultare i miei blog di viaggio di fiducia.
Atterrammo a Stansted e l’EasyBus (sapientemente consigliato e prenotato on-line da C.) ci portò fino a Baker Street proprio davanti al museo di Sherlock Holmes. Pur vedendo solo l’esterno del museo, mi sentivo già calata nel mood tipicamente British! 
C. era da poco uscita da lavoro e doveva fare degli ultimi acquisti per la nostra cena in tipico stile inglese, quindi ci fermammo alla Tesco, dopodiché andammo a casa sua. L’impatto fu delizioso: la casa è situata in una zona residenziale piena di verde e non lontana dal centro. L’arredamento mi ricordava molto quello dei film di Hugh Grant: moquette nelle camere in stile Notting-Hill , salotto con caminetto e finestroni, cucina e bagno super accessoriati.  Io e T. posammo le nostre valigette, ci mettemmo comode e gustammo la cena con tanto di apple crumble e custard cream. Dopo ci preparammo per andare a bere un drink in un locale, il Bodo's Schloss, nella zona di Kensington. Il posto era davvero carino e ben frequentato: location e cucina tipicamente bavaresi, cameriere agghindate in Dirndl e dj che suonava le ultime hit radiofoniche. Ci raggiunsero anche altre due amiche di C., una tedesca e una francese, degustammo un paio di drink e ci divertimmo tutte assieme a deridere svariati personaggi che si dimenavano in danze strampalate e a raccontarci la nostra estate.
Qui l’osservazione ci sta tutta: le serate nei locali inglesi non durano fino a notte fonda, anzi, iniziano presto e finiscono poco dopo l’una. Addirittura le persone sono solite andare a fare un aperitivo subito dopo il lavoro, senza passare per casa, trattenersi con gli amici e poi rincasare definitivamente dopo qualche ora.  Rifletteteci, questo dovrebbe essere il vero Happy Hour! L’orario felice in cui si esce da lavoro e ci si va a distrarre con gli amici. Dalle mie parti, invece, subito dopo il lavoro, fai il diavolo a quattro nel traffico per ritornare a casa. Una volta rientrato sei così distrutto e affamato che mangi tutto quello che ti capita sotto il naso (il porta-ombrelli, il gatto, la bolletta della luce…), ti butti sotto la doccia per rimetterti a nuovo e solo alla fine affronti il tragico dilemma esistenziale: “cosa faccio, mi ri-preparo, ri-vesto, ri-esco per bere qualcosa con gli amici sapendo che farò tardi (perché ormai si è fatto tardi!) e che domani me la prenderò con quella suocera della sveglia che suona sempre alle 7:00, oppure mi infilo il pigiama e mi lancio nel lettone avvolto da coperte a accompagnato dal solito film demenziale?” La risposta è semplice e chiara. L’alternativa che risolve il dramma esistenziale si chiama palestra. “Al diavolo le calorie di arachidi, pop corn e Aperol Spritz: vado a finire di stressare la mia giornata in palestra, così dopo sarò talmente morto che invece di tuffarmi nel letto, mi lancerò direttamente nella prima fossa libera del campo santo”.
Bene, dopo questa digressione off-topic, torno a Londra e alle sane abitudini inglesi.  Mentre T. si preparava per dormire nel comodo letto una-piazza-e-mezza assieme a C.,  io mi accingevo a dormire nel futon posizionato nel salotto. Ora, avete mai dormito in un futon? Ve lo consiglio: è quello che ci vuole per chi, come me, ha un’andatura barcollante e una postura in stile Torre-di-Pisa. Il mattino dopo ero sveglia già alla buon ora e fremevo perché volevo riversarmi in strada, l’unico handicap era svegliare le due dormiglione accanto. Utilizzai la tecnica “occhioni-dolci” del Gatto con gli stivali di Shrek e non poterono non alzarsi. Trascorremmo la prima mezza giornata a bighellonare tra Oxford Circus, Carnaby Street, Born Street, Piccadilly Circus e Trafalgar Square già piene di luminarie natalizie. La principale attività fu shopping sfrenato: T. era intenzionata a svaligiare Primark, mentre io ero più proiettata su Miss Selfridge






La seconda attività fu puramente ludico-demenziale, in quanto la felicità di trascorrere finalmente del tempo assieme rallegrava ogni nostra attività. La terza fu la fotografia: ho delle foto bellissime, soprattutto quelle del tramonto su Trafalgar Square










Girammo con la mitica Underground: C. ci aveva procurato due mini-abbonamenti per l’occasione. Dopo un breve pit-stop a casa, ritornammo in strada, prima a cena fuori in un delizioso ristorante di Maida Vale e poi in un localino di Soho per bere un drink. Soho è davvero la zona perfetta di Londra per passare una serata a cena tra amici, o con la propria metà, e fare un giro all’aria aperta. 



La serata non finì tardi (per le stesse motivazioni di cui sopra), però sapevamo di averla vissuta in tutti i suoi minuti, assaporandone ogni aspetto e divertendoci come solo un gruppo affiatato di amiche sa fare.
Adesso devo lasciarvi; continuerò il mio racconto a breve. 
Mi dispiace essere stata poco presente questa settimana, ma ho avuto parecchio da lavorare (e menomale!). Nel frattempo vi posto qualche simpatica foto, in attesa di leggere il resto della storia ;)















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