domenica 10 marzo 2013

Welcome to the Coco Bongo Club


Quando io e Cary Grant siamo stati al Coco Bongo era il giugno del 2009, io avevo 25 anni e lui 29. Passavamo da un locale all’altro in compagnia di amici o semplicemente da soli; il divertimento era assicurato. Ma fino ad allora non avevamo mai visto un posto del genere e credo che probabilmente non avevamo nemmeno idea che esistesse un posto così sulla faccia della terra.

Alloggiavamo a Playa del Carmen, uno dei luoghi più belli del Messico, e una sera decidemmo di andare a ballare con un gruppetto di ragazzi conosciuti durante il nostro soggiorno. Appena arrivati al centro di Playa ci trovammo davanti a questo edificio metà castello-pacchiano metà botteghino-anni ’50.




Dopo che svariati energumeni messicani praticavano i dovuti controlli, ci riversammo in questo immenso teatro contemporaneo: al centro c’era un bancone da bar enorme con molteplici baristi, camerieri e una folla di ragazzi impazziti. Sul lato principale, in rialzo, sorgeva il palco con tanto di quinte, tendoni e maxi schermo antistante. Sugli altri lati c’erano diversi palchetti dove si raggruppavano le comitive più selezionate in stile privè. Salimmo le scale e arriviamo ai piani alti proprio di fronte al palco principale. Posizione ottimale per godersi al meglio lo spettacolo senza dimenarsi tra la folla impazzita. Dettaglio importantissimo: ogni piano aveva un bar attrezzatissimo con barman e camerieri sempre a disposizione. Dopo esserci assicurati il nostro fornitore personale di tequila sale e limone, ci posizionammo per assistere allo spettacolo.








Beatles, Micheal Jackson, Frank Sinatra, Lou Bega passando per Beetlejuice, Spiderman e ovviamente The Mask. E’ incredibile la quantità di personaggi che lo staff del Coco Bongo riesce a personificare per la gioia e l’ammirazione del pubblico. E incredibili sono anche i chupitos di tequila…




Da allora sono nati tanti nuovi personaggi che sicuramente hanno avuto un posto importante all’interno dello show (Lady Gaga, Jack Sparrow), ma la performance che rapì la mia attenzione fu quella di The Passion (film di Mel Gibson): trapezisti che svolazzavano qua e là attraverso nastri rossi.






L’ultima trasposizione fu quella di un esilarante The Mask in delirio sulla folla.




Dopo circa 3 ore di live performance, ballerini e artisti circensi lasciarono la scena a favore di un DJ house-commerciale che scatenò platea e palchetti. 
Sipario abbassato, luci soffuse e alzate il volume… The show must go on!
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