venerdì 22 marzo 2013

London is coming (part II)


Avete notato come sta cambiando The Little Luggage??? Sì, sì, lo so che non si inizia mai un testo con un urlato del genere, ma io sono troppo emozionata perché questo blog sta diventando qualcosa di importante e i followers stanno aumentando continuamente! Addirittura vi sono visualizzazioni dall’Australia, Stati Uniti e varie parti dell’Europa, per cui proprio in questi giorni ho ritenuto opportuno dare un’aria più professionale a questo neonato blog:  ho inserito (grazie al mio amico Q.)tutte queste caselline, link, tags che vedete in giro sulla home page e il risultato non è niente male!  Ma non temete, non sono diventata seriosa, tantomeno posh (per dirla all’inglese),il blog è lo stesso, con il funny mood di sempre. E’ un po’ come se mi presentassi ad un colloquio di lavoro con un tailleur sartoriale, magari consigliato da Enzo Miccio, e avessi lo shatush fuxia, alla Kelly Osbourne! Ah Ah!
Vi informo anche, ma non posso ancora svelarvi nulla, che presto su un blog di viaggi famosissimo, usciranno una serie di articoli firmati dalla sottoscritta (balletto, trenino, piroette e lancio di coriandoli: che felicità!). Quindi, che dire, sono stra-felice per cui capirete sicuramente l’incipit urlato.
Ma adesso voglio tornare ai miei racconti di viaggio che ultimamente ho trascurato a malincuore, dati gli impegni di cui sopra e quelli di lavoro (il mio, quello ufficiale) e lo farò raccontandovi la seconda parte del mio viaggio al femminile su Londra.




Il terzo giorno in giro per Londra fu un continuo girovagare. Iniziammo molto presto – sempre grazie alla mia faccia da Gatto con gli stivali – e prendemmo un bus che da casa di C. conduceva direttamente a Camden Town.  Dopo aver preso la metro, l’esperienza su bus a due piani inglese ci stava tutta. Passammo diversi quartieri e spesso beccavamo mercatini del baratto e dell’usato. C. spiegava che gli inglesi usano allestire questi mercatini per vendere appunto le loro cose usate, poiché è consuetudine inglese acquistare cose anche a casaccio e ammassarle in casa. A volte si arriva al punto che in casa non ci si riesce a vivere, perché l’accozzaglia è elevatissima, per cui il mercatino dell’usato funge da salvataggio in calcio d’angolo. In realtà spesso si finisce per barattare i propri oggetti con quelli altrui, quindi il risultato in casa non cambia molto (quando si dice: vecchie abitudini dure a morire). 







L’attrattiva principale di Camden sono i mercatini: vestiti, scarpe, borse, accessori, tele, fotografie e oggetti bizzarri sono lo shopping tout court, poi vi è lo Stables Market  (ex ospedale di cavalli) dedicato all’antiquariato, all’arredamento (in stile shabby, country, moderno, british…) e una sezione dedicata al cibo proveniente da tutti i paesi del mondo. 




Ma a Camden non si va solo per spendere: si possono fare giri in barca sul Regent’s Canal, oppure in bici sul lungo-fiume o ancora si può andare fino al Regent’s Park per passare una giornata all’aria aperta oppure ascoltare gruppi indie che suonano nei pressi del Camden Lock








Noi ragazze eravamo ovviamente attratte dallo shopping di t-shirt personalizzate, tele raffiguranti Londra e accessori moda, ma il concerto indie era ci stava tutto. Gustato un breve fish and chips ci rimettemo in viaggio alla volta di Tower Bridge




Dopo aver fatto mille foto, attraversammo London Bridge e arrivammo alla City. Eravamo talmente infreddolite che ci chiudemmo per un oretta da Starbucks per gustare the e cioccolata calda. Lì ci raggiunse un altro amico di C. che ci fece da cicerone fino a Covent Garden, un alto distretto molto famoso di Londra. 







In principio il nome era Convent Garden poiché la piazza principale fungeva da giardino ad un convento, poi Enrico VIII (lo ricordate? Il primo Re inglese che divorziò per risposarsi ben 7 volte e ordinò lo scisma della chiesa d’occidente) lo trasformò in un mercato ortofrutticolo e adesso è un luogo ricco di negozi all’ultimo grido: le griffe di tutto il mondo hanno un corner in questo pezzo di Londra, c’è l’Apple Store più grande di tutta la città e tantissimi locali, teatri e artisti di strada. Anche Covent Garden era piena di luci natalizie (ancora spente) e un albero addobbato molto grande. 




Verso sera salutammo il nostro cicerone e ci dirigemmo a China Town, con i suoi mille negozi e incredibili colori, poi a Soho per una cena a un ristorante giapponese che definire squisito è poco e infine a casa dove ad attenderci c’era J.,la coinquilina australiana di C., e il film Sex And The City in TV. Credo che non potessimo desiderare una conclusione migliore per il nostro viaggio al femminile:  shopping, serata sushi e Sex and The City. Stra-bello. Il mattino dopo ci svegliammo molto presto, perché dovevamo prendere l’EasyBus per Stansted. Pioveva e la cosa ci riempì di gioia perché durante tutto il nostro soggiorno il tempo fu ottimo, nonostante le temperature polari e gli stivali da pioggia che avevamo imbarcato immaginando la nuvoletta di Fantozzi aleggiare sulle nostre teste. Quella sera stessa a Londra si celebrò la Bonfire Night, anche conosciuta come Guy Fawkes Night, festa nella quale vengono accesi migliaia di fuochi d’artificio e bruciati fantocci che rievocano Guy Fawkes, il cattolico che fallì l’attentato al Parlamento inglese nel 1605. L’indomani ad Oxford Circus ci fu l’accensione delle luci natalizie con mega concerto di Robbie Williams. Ecco, mettete la Bonfire Night e il concertone con tanto di luci natalizie e capirete il motivo per il quale io e T. eravamo tristi e non volevamo assolutamente salutare la nostra compagna, anima di viaggio C. 



Ma c’è una cosa che ci tengo a dire. Al di là della meta, dello shopping figo e dell’aperitivo alla moda, l’ingrediente giusto per un viaggio perfetto è l’amicizia, quella vera, quella che scopri giorno per giorno, attimo dopo attimo, preparando il caffè o scegliendo il bus da prendere per arrivare prima alla meta desiderata. E’ il dialogo, il confronto, la foto scattata con l’angolatura giusta, la risata non controllata e la smorfia improvvisata.
Il viaggio con gli amici dovrebbe essere prescritto almeno volta l’anno dal nostro medico di fiducia, perché è la medicina giusta per la nostra vita. 
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